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Scatole sensate
Il packaging tra vista e tatto, verso il multisensoriale.
All’interno dei modulari spazi del Politecnico di Milano si è inaugurata l’esposizione “Packaging tra vista e tatto”, a cura di Valeria Bucchetti.
Nel vedere le installazioni proposte è naturale chiedersi se anche il design può avere un senso estetico pensato per annullare le distanza tra oggetto e destinatario.
Era anche questo il motivo dell’incontro pre-mostra Scatole sensate.
Il packaging tra vista e tatto è stato organizzato dalla Pro Carton, associazione dei produttori e trasformatori di cartone e cartoncino, in collaborazione con la Facoltà del Design del Politecnico di Milano.
Il punto di partenza è stato un dibattito a cui hanno partecipato i rappresentanti dell’industria cartaria e cartotecnica, del mondo del design, della progettazione, della ricerca, delle associazioni di settore e della distribuzione.
Il fulcro della discussione è stato l’interesse verso la dimensione della polisensorialità, cioè la necessità di coinvolgere gli altri sensi, oltre alla vista, per migliorare il risultato percettivo della confezione e dunque del prodotto contenuto. L’obiettivo del progetto è di grande importanza: in Italia i non vedenti sono circa 350.000 e gli ipovedenti 1.000.000, il 60% del quale anziani che non conoscono il linguaggio braille.
Nella maggior parte dei casi, i packaging forniscono informazioni percettibili solo tramite la vista, relative a data di scadenza, quantità, provenienza, numero per l’assistenza clienti, valori nutrizionali, ecc. Un ipovedente ne codifica il 10%, un non vedente nessuna. Il tentativo di superamento degli ostacoli sensoriali è l’obiettivo specifico dei quattordici progetti presentati dagli studenti del Corso di Laurea in Design della comunicazione: dal caffé al tabacco, dall’ombretto al collant, dalla canfora ai sali da bagno, dunque un universo intero dentro il cartoncino.
La domanda a cui il progetto intende dare risposta è: può il packaging migliorare la fruizione del prodotto attraverso un miglior sfruttamento del supporto del cartoncino? La risposta può essere affermativa proprio se si dà al design un senso estetico, che possa aiutare a superare la rigidità commerciale del prodotto. È d’obbligo chiedersi se anche il tatto possa rientrare nella categoria estetica; lo sforzo degli studenti è stato effettivamente quello di elaborare con assoluta libertà numerosi pack in cartoncino, affinché questo materiale possa essere uno stimolo per la ricerca di espressioni sensoriali nuove e sempre più coinvolgenti.
Se questa libertà progettuale dovesse compiersi in pieno, ci sarebbe l’annullamento della distanza tra il prodotto e il destinatario, soprattutto quando i fruitori sono persone che non possono apprezzare le cose attraverso la vista.
Che la tendenza vada sempre più in direzione della “multisensorialità” emerge anche da recenti ricerche che hanno evidenziato come i consumatori siano sempre più alla ricerca di un coinvolgimento a molteplici livelli: tre Italiani adulti su quattro, infatti, affermano che nel fare acquisti utilizzano tutti i sensi e non solo la vista.
E il 58% dei 14-79enni si definisce “polisensoriale”, ossia che ricerca il piacere usando tutti e cinque i sensi.
“Il polisensorialismo è diventato ormai un fenomeno di massa che coinvolge il 58% della popolazione italiana”. L’occhio continua a farla da padrone, è decisivo nelle scelte per quasi 2 adulti su 3, ma la sua importanza viene ridimensionata. Gli Italiani stanno riscoprendo gli altri sensi: 86 italiani su 100 danno grande importanza agli odori: e anche il tatto se la passa bene pur essendo il senso meno sviluppato.
E poiché, come afferma Michael Schötensack, il packaging è l’anima di un prodotto e diventa anche fonte di informazioni più ampie e generali, quasi un new media, attendiamo le evoluzioni concrete di questo interessante talk show.
Tratto da: "http://lnx.whipart.it" - 10 dicembre 2007.

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