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Vita da single anche in famiglia
di Giampaolo Fabris
I single sono ormai diventati uno dei nuclei famigliari più numerosi nel variegato arcipelago delle nuove tipologie di famiglia: circa un quarto di queste è composto da una sola persona. Ma la loro influenza va ben oltre e contagia ormai anche i nuclei familiari con più componenti. Perché anche all’interno di queste gli individui, come consumatori, tendono sempre più a comportarsi come se fossero single.
In assoluta coerenza con il mainstream verso l’individualismo, il più significativo dei megatrends che hanno attraversato e plasmato il sociale negli ultimi decenni.
Solo un esempio ma significativo. Quando, in casa, suona il telefono fisso vi è quasi un generale disinteresse: ognuno infatti si sente responsabilizzato, ed attento, allo squillo del proprio cellulare (come è noto vi sono molti più cellulari che famiglie). Chi più spesso risponde sono i più piccoli che non hanno ancora un proprio telefonino. Ma forse è solo una socializzazione anticipatoria al possesso e all’uso dell’ormai imminente proprio cellulare.
Sta scomparendo il principio di delega negli acquisti: sino a un recente passato gran parte degli indumenti dell’uomo erano acquistati dalla moglie/compagna perchè certa di saperne interpretare con maggiore competenza i gusti e le esigenze e, in seconda battuta, di sollevarlo da una non desiderata incombenza. Così, nella coppia, era la donna ad acquistare , talvolta addirittura in piccoli stock, gli indumenti intimi maschili ma anche pullover e camicie. Adesso, ad eccezione dei nuclei familiari più anziani dove questa abitudine persiste, sarebbe inconcepibile una delega siffatta: ciascuno intende scegliere personalmente ciò che ritiene più adatto ai suoi gusti e rivendica il diritto/piacere di sperimentare nuove scelte.
Anche nei prodotti della nostra quotidianità la delega assume più l’aspetto di un incarico vincolato ad acquistare con minime concessioni a livello della discrezionalità: nel senso che la marca, la tipologia di prodotto vengono minuziosamente codificati dai singoli membri che pure non partecipano all’acquisto.
Al momento del pasto il menù indifferenziato, preparato e apprezzato da tutti, è destinato a diventare un ricordo del passato. Sono sempre più le famiglie dove qualche singolo componente segue un proprio regime dietetico – non condiviso dagli altri che magari optano per altre scelte – come una dieta ipocalorica, vegetariana, attenta ad allergie o incompatibilità alimentari, coerente con le mode del momento. Forse la maggiore consuetudine con i ristoranti, laddove la scelta differenziata dei diversi membri della famiglia non genera certo problemi, ha influito sul fenomeno. I packaging "familiari", un tempo significativa forma di risparmio, continuano ad essere acquistati ma rischiano di divenire una delle più deprecabili fonti di spreco. E’ opportuno ricordare, al proposito, che tra il 15 e il 20 % dei prodotti alimentari – una percentuale quasi identica in tutti i Paesi industriali avanzati – finisce nell’immondizia. Forse il più offensivo indicatore, a fronte della fame nel mondo, di una patologia nei consumi dei Paesi affluenti.
Anche i componenti più giovani – tradizionalmente voraci e onnivori – sembrano adeguarsi a questo clima e rivendicano un menù differenziato: l’epoca di "o mangi questa minestra" con quel che segue è ormai definitivamente tramontata.
All’interno dell’abitazione la richiesta di propri spazi dove poter godere di un minimo di privacy e sviluppare attività coerenti ai propri interessi contrasta vistosamente con la ristrettezza delle abitazioni e genera continue frustrazioni e tensioni.
I più giovani, quando dispongono di una propria stanza, la trasformano in una sorta di monolocale : dove vivere, studiare, ascoltare la musica, fare sesso nell’auspicata assenza dei genitori, da arredare in maniera vistosamente eterodossa rispetto agli altri locali della casa. L’aspirazione , per la coppia, di due camere da letto dove poter finalmente dormire in modo civile senza che ciò sottragga niente alla vita affettiva , uno studio, uno spazio per il fitness, dove poter praticare i propri hobbies è destinata ugualmente a restare elusa perché gli spazi non ci sono. Ma resta comunque l’esigenza a recuperarli fuori casa ( vacanze differenziate, propri periodi di ferie).
Anche il grande totem della televisione – un tempo nuovo focolare della famiglia – perde la sua capacità di aggregazione e ridimensiona il potere maschile di detentore del telecomando/fallo : perché ci sono più apparecchi nell’abitazione, perché si usa il PC per vedere i propri programmi televisivi o al limite il videofonino . Ma anche perché – l’alternativa sempre più praticata si naviga sempre più spesso in Internet e non si guarda la televisione.
Tratto da:
La Repubblica: "Affari & Finanza" 26 febbraio 2007.

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