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Slot-food:
l'Italia si conferma leader

slot-food

Slot-fiori, slot-libri, slot-software e perfino slot-prghiere. Il mondo dei distributori automatici sconfina a 360 gradi.

Cresce il numero degli italiani che scelgono di rivolgersi a machinette automatiche per pranzi, spuntini ma anche per tante altre esigenze. E' per questo che prende il via una delle più importanti fiere per questo settore Venditalia 2006 (29 marzo - 1 aprile, Fiera di Milano).

Il vending sta conoscendo in Europoa un vero e proprio boom. In Italia si contano 800 mila distributori su circa 4,5 milioni dell'Unione Europea. La Lombardia raggruppando oltre il 16% dell'intera offerta sta diventando capitale indiscussa del vending

Oltre a rivelarsi heavy users, gli italiani sono anche e soprattutto produttori ed esportatori di tecnologie per il settore.

Questa crescita del segmento è omogenea e interessa tutto il territorio nazionale: dalla Valle d'Aosta (+25%) alla Sardegna (+20%).

tratto da: "Milano Finanza del 06 febbraio 2006.


Approfondimenti:

Slot-food:
l'Italia si conferma leader

Il boom del pasto automatico fornito da una sorta di slot machine riconvertita in dispensatrice di panini, merendine e bibite di qualsiasi genere (ma già inventata nel 200 a.C.).

I 780.000 distributori automatici in funzione in uffici, stazioni e ospedali fanno ormai parte delle abitudini alimentari del 29% degli italiani, pari a 17 milioni di persone, che le usano regolarmente. A dimostrarlo sono i numeri della Confida, associazione italiana distributori automatici che rappresenta l'80% del mercato nazionale. L'occasione è stata la presentazione della "carta dei servizi", un vademecum per gli operatori circa i requisiti igienico-sanitari e qualitativi dei prodotti erogati. Nel 2004 il fatturato ha superato il miliardo e mezzo di euro grazie agli oltre 30.000 addetti.

Un successo tutto italiano, che pone il settore al vertice della classifica dei paesi europei. L'Italia infatti è il maggior produttore europeo di "macchinette" e uno dei principali nel mondo, con esportazioni pari a circa il 60% della produzione. La distribuzione automatica si qualifica dunque come uno dei settori più vitali dell'economia grazie anche alla forte innovazione all'avanguardia rispetto ai sistemi di pagamento, requisito igienico-sanitario approvato dal Ministero della Salute.

La capillarità delle "slot food" emerge da un'indagine di AcNielsen secondo cui il luogo più gettonato con regolarità sono gli uffici (19%), seguiti da ospedali (15%) e stazioni di servizio (7%). Una diffusione avvenuta principalmente in aree protette (scuole, uffici, ospedali), diversamente da quanto avviene negli altri paesi occidentali, dove invece è sempre più facile trovarli in musei, gallerie d'arte, biblioteche, negozi, palestre, centri di bellezza e così via. Per quanto riguarda la tipologia dei consumi al primo posto si colloca il caffè e i suoi derivati che detengono una quota del 66%, seguito da acque minerali (12%), bevande fresche (8%) e snack (14%).

Un successo prevedibile per la distribuzione automatica, in linea con il cambiamento delle abitudini e degli stili di vita. Da uno studio Fipe-Confcommercio risulta infatti che la quota di consumi alimentari fuori casa è passata dal 1999 ad oggi dal 24,9% al 30,9% della spesa alimentare complessiva delle famiglie, con oltre 11 milioni di persone che ogni giorno pranzano fuori casa per un giro d' affari annuo complessivo di 46 miliardi a prezzi costanti. E il trend è ancora in crescita. Basti pensare che il primo esempio documentato di questo genere di vendita risale a un personaggio di Alessandria d'Egitto, Hero Tzebus, che nel 219 a.C. costruì una macchina per distribuire acqua per cerimonie propiziatrici nei templi azionata per mezzo di monete che, cadendo su una leva, aprivano una valvola di erogazione misurata.

La moderna distribuzione potrebbe inoltre assumere anche un ruolo di informazione e di educazione del consumatore. A sostenerlo è Carlo Cannella, professore ordinario di Scienza dell' alimentazione all'Università "La Sapienza" di Roma, secondo il quale occorre ampliare la gamma di alimenti freschi in distribuzione, fornendo informazioni sul contenuto in nutrienti. ''Un'adeguata conoscenza nutrizionale non si acquisisce più in famiglia - afferma Cannella - dal momento che si mangia sempre più di frequente fuori casa e, quindi, sono le proposte di questo settore che devono rispondere a questa nuova esigenza del consumatore''.


tratto da: "newton.corriere.it del 1 giugno 2005.