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I nuovi consumatori: la Generazione Digitale
I nati fra il 1980 e il 2000 sono definiti la generazione del millennio, i Millenials in inglese.
I più anziani di questo gruppo oggi hanno tra i 20 e i 25 anni. Sono i primi adulti per i quali i computer, Internet e le varie tecnologie
di comunicazione digitale hanno rappresentato una presenza culturale persistente che li ha portati ad adottare
stili di vita e comportamenti del tutto inediti.
La quantità di veicoli utilizzati dai giovani per trovare divertimento ed informazione li rende un target difficile per chiunque
voglia riuscire a guadagnarsi la loro attenzione.
Parole che suonano allarmanti per i vecchi media, ma che sono soltanto l'inizio di un rompicapo
più grande per le aziende del settore: come farsi alleata la tecnologia digitale per cercare di comprendere
e raggiungere una generazione emergente: i Millenials.
Nel 2010 i Millenials saranno il contingente più numeroso all'interno della fascia d'età 18-49 anni e rappresentano ormai la catagoria
di consumatori chiave per tutti i tipi di aziende, dalle case automobilistiche e di abbigliamento fino all'industria cinematografica,
a quella discografica e ai media, perché superano di numero sia i Baby Boomers (la generazione americana nata tra
il 1946 e il 1964) che quelli della X Generation.
"Secondo noi, l'elemento che più di altro differenzia questa generazione da quelle precedenti è la loro rete sociale e, in particolare,
quella parte della rete sociale resa possibile dalla tecnologia", dice Jack McKenzie, vicepresidente anziano della Frank N. Magid Associates,
una società di ricerche di mercato specializzata nel settore media e intrattenimento.
"Quello che è difficile da misurare, e quello che stiamo cercando di misurare", dice McKenzie, "è l'impatto del pensiero di gruppo,
della mentalità di gruppo e la tendenza a quella che potremmo chiamare "la democratizzazione dell'interazione sociale" e
in quale modo essa modifichi il rapporto delle persone di questa generazione con quasi tutto ciò con cui vengono a contatto".
"Per i Millenials", dice McKenzie, "la fiducia nelle fonti non tradizionali - le persone comuni, i loro amici,
le reti sociali di conoscenti - ha un'influenza molto maggiore sul loro comportamento rispetto alla pubblicità tradizionale".
Sconnettersi dal gruppo è percepito come un rischio di finire fuori dal torrente virtuale di informazione o, ancora peggio,
fa emergere l'ansia di poter essere dimenticati.
Questo dilemma esistenziale sta offrendo alle imprese, alle società del settore media, alle aziende tecnologiche,
e perfino a Hollywood, qualche potenziale spiraglio per arrivare a questi giovani.
Sono molti, ad esempio, a voler portare sui cellulari la pubblicità in stile televisivo.
Già a marzo, un numero limitato di clienti della Sprint Nextel potrebbe cominciare a vedere piccoli spot video sui loro telefonini.
"Ogni volta che ti giri c'è qualcosa di nuovo all'orizzonte in questa generazione di giovani", dice Vicki Cohen,
vicepresidente della Magid, che si occupa di elaborare una strategia per la generazione dei Millenials.
"È necessario stare al passo, perché questo gruppo generazionale, come ci stiamo rendendo conto, svolge un ruolo
di arbitro: ci si rivolge a loro per sapere molto rapidamente se le novità del mercato sono interessanti oppure no".
tratto da: "La Repubblica" del 6 febbraio 2006.

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